Struzzo in cornice

Lo sapete che lo struzzo è un animale che nella storia dell'arte ha avuto particolare fortuna, insieme al rinoceronte e al pavone. Come sempre, tutto dipende da... un uovo.

Partiamo da un'opera che solo gli elefanti della grotta del Kitum possono non conoscere: la Pala di Brera di Piero della Francesca: della fine del XV secolo, ritrae santi, angeli e il donatore, Federico da Montefeltro, che chiacchierano con la Vergine Maria. Lei, bellissima e in preghiera, tiene sulle ginocchia, bello spaparanzato, il Bambino Gesù. Questa è la summa del lavoro dell'artista in fatto di proporzioni, prospettiva e armonia di luci e ombre.

pala di Brera - fonte Wikipedia

Ma io voglio puntare l'attenzione sull'uovo che pende sulla testa di Maria, che di per sé appare strano a chi mastica poco di arte e soprattutto di simboli: non è che in tutte le chiese che vai ti trovi uova appese, ovvio. Solo a Pasqua ne trovi qualcuna qua e là, nei negozi di dolciumi soprattutto, incartate che sembrano le astronavi dei film di fantascienza degli anni Settanta, ma che con Pier della Francesca non c'entrano.

L'uovo è da sempre simbolo di creazione, rigenerazione, nascita. E non sto a spiegarvi il motivo, spero ci arriviate da soli. Il Cristianesimo, manco a dirlo, lo ha fatto suo e lo ha usato per rappresentare Cristo, l'uomo della ri-nascita. L'uovo al centro della pala è anche simbolo di perfezione geometrica e, gira e rigira, quando guardi l'opera, l'occhio ti cade lì.

E di che tipo di uovo si tratta? Evidentemente è un uovo di struzzo.

Gli antichi credevano che lo struzzo fosse in grado di fecondarsi da solo (poveretto, manco le gioie del sesso gli erano concesse, già che non è proprio tutta 'sta bellezza...). Oggi sappiamo che servono lo struzzo maschio e lo struzzo femmina per fare gli struzzetti figli, ma gli antichi amavano le storie un po' particolari, e noi ci sorridiamo e andiamo avanti. In ogni caso, nell'opera di Piero, l'uovo di struzzo rimanda alla miracolosa gravidanza della Vergine, e non bisogna dimenticare che l'uccello in questione era presente nello stemma dei Montefeltro, per cui l'artista lo doveva infilare da qualche parte visto che la famiglia cacciava i soldi per la committenza.

Fonte Wikipedia - tarsia dello studiolo di Federico da Montefeltro - Palazzo ducale - Gubbio

In araldica lo struzzo compare spesso come simbolo di giustizia, perché le sue penne sono tutte uguali e quindi si presume che anche i suoi giudizi siano imparziali. Uccello che sa dominare le avversità ma che è anche umile.  Inoltre pare che facesse schiudere le sue uova con la sola forza dello sguardo: un animale trascendente.

Ma restava in ogni caso un uccello esotico, stravagante, con le sue zampone lunghe e magre e il suo corpo grande e robusto. Piaceva tanto agli artisti del Primo Settecento e compare spesso soprattutto in opere dello stravagante Rococò. C'era il gusto per ciò che era eccessivo, a tratti anche poco elegante, come per offrire il contraltare alla perfezione e all'eleganza. I nuovi animali finirono anche sulle porcellane decorate.

Chi ritrasse diversi animali "strani" per la sua epoca fu l'artista inglese Francis Barlow padre della pittura sportiva e anche della pittura "faunistica" britannica, vissuto tra il 1626 e il 1704. Ebbene uno dei suoi quadri è proprio quello dal titolo "An ostrich", dove il maestoso struzzo cammina impettito davanti a un muretto classicheggiante.

"An ostrich" - Francis Barlow

 

Altrettanto noto lo struzzo tassidermico di Cattelan (1997): l'uccello, esposto nella mostra Fatto in Italia (Made in Italy) presso l'Institute of Contemporary Arts di Londra, nasconde la testa nel pavimento della galleria e rivela la sua vulnerabilità. Come a dire che l'artista preferirebbe essere da un'altra parte, ma non lì.

Lo struzzo di Maurizio Cattelan

Oggi possiamo anche ammirare gli struzzi curiosi nell'arte a 360 gradi di Angelo Accardi, in cui questi uccelli dipinti oppure tridimensionali forse rappresentato gli avventori stolti o quelli poco esperti che osservano stupefatti, e a volte sfregiano con il becco, opere classiche perché non le capiscono. Almeno così sembrerebbe.

Angelo Accardi

Insomma, lo struzzo ha una storia artistica interessante, che mi è piaciuto rispolverare.

Fonti

 

Giuseppe Nifosì, L'arte svelata, volume 2

Piero Adorno, l'Arte 2

Rai 5, Rococò

guggenheim.org

 

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