{"id":1492,"date":"2024-04-27T18:05:42","date_gmt":"2024-04-27T16:05:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.claudiacravero.it\/web\/?p=1492"},"modified":"2024-04-27T18:06:37","modified_gmt":"2024-04-27T16:06:37","slug":"gossip-e-percorsi-5-propone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.claudiacravero.it\/web\/gossip-e-percorsi-5-propone\/","title":{"rendered":"GOSSIP E PERCORSI 5 PROPONE\u2026"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">IL GRANCHIO DI DUCASSE<\/h2>\n\n\n\n<p>I &#8220;Canti di Maldoror&#8221; di Isidore Ducasse, meglio noto come il Comte de Lautr\u00e9amont, rappresentano un&#8217;opera letteraria audace e provocatoria, pubblicata nel 1869. Questo capolavoro della letteratura trasgressiva \u00e8 diviso in sei canti, ognuno dei quali offre una visione unica e contorta dell&#8217;esistenza umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il protagonista dei &#8220;Canti di Maldoror&#8221; \u00e8 Maldoror stesso, una figura oscura e enigmatica che incarna la ribellione e il nichilismo. Attraverso la sua narrazione, Lautr\u00e9amont ci conduce in un mondo sospeso tra realt\u00e0 e sogno, popolato da immagini macabre, riflessioni filosofiche profonde e una cupa bellezza. La prosa frenetica e visionaria dell&#8217;autore ci trascina in un vortice di emozioni contrastanti, spingendoci ad esplorare gli abissi pi\u00f9 oscuri della mente umana.<\/p>\n\n\n\n<p>CHI ERA L&#8217;AUTORE?<\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere appieno l&#8217;opera, \u00e8 importante gettare uno sguardo sulla vita tormentata e misteriosa dell&#8217;autore, Isidore Ducasse. Nato nel 1846 a Montevideo, in Uruguay, Ducasse condusse una vita relativamente oscura e poco documentata. Di famiglia aristocratica, si trasfer\u00ec in Francia per studiare, ma la sua breve vita si concluse prematuramente nel 1870, all&#8217;et\u00e0 di soli ventiquattro anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la sua vita sia avvolta nel mistero, il lascito di Lautr\u00e9amont con i &#8220;Canti di Maldoror&#8221; rimane un pilastro della letteratura del XIX secolo. La sua opera sfida le convenzioni sociali e morali del suo tempo, invitando i lettori a esplorare le loro paure pi\u00f9 profonde e le loro contraddizioni interiori.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche tempo fa mi ripromisi di pensare ai canti di Maldoror come a qualcosa di teatrabile e scrissi queste righe che seguono&#8230;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">Alcune considerazioni&nbsp;sui \u201dCanti di Maldoror\u201d a teatro<\/h2>\n\n\n\n<p>di Claudia Cravero<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8&nbsp;innegabile che I Canti dl Maldoror siano un\u2019opera complessa, variamente interpretabile, a tratti incomprensibile. Ecco perch\u00e9 le letture che ne sono state date spaziano daIl\u2019indagine letteraria a quella psicoanalitica, per cercarmi tracce di un autore che ancora oggi ci \u00e8 pressoch\u00e9 ignoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Di Ducasse &#8211; Lautreamont (1846 &#8211; 1870) si sa pochissimo, e quel poco Io si deduce per Io pi\u00f9 dai suoi scritti poetici: le ombre <strong>del suicidio <\/strong>aleggiano sia su di lui (che muore a soli 24 anni nella sua casa di Faubourg &#8211; Montmartre), sia sulla famiglia (il decesso della madre avvenne anch\u2019esso in circostanze misteriose). Forse proprio dai misteri della sua biografia scaturisce la difficolt\u00e0 di inquadrare la voce dissonante di questo giovane maledetto, che da un lato ripercorre la strada di molti suoi coetanei europei in crisi con la societ\u00e0 e il mondo, facendo di essi i suoi padri ispiratori; ma dall\u2019altro c\u2019\u00e8 del nuovo in lui, c\u2019\u00e8 una ricerca letteraria e una conoscenza che lasciano intravedere una qualche strategia narrativo, e non solo le follie di un pazzo, come da molti \u00e8 stato definito.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo che, dati questi presupposti, \u00e8 complicato in ogni caso individuare un filo conduttore nel tentativo di realizzare dei Canti una trasposizione teatrale. Ducasse vive la crisi del suo tempo e l\u2019\u201doscuramento della figura dell\u2019artista romantico\u201d; Io vive da giovane qual \u00e8, genio immaturo forse, intriso di letture spasmodiche e di creativit\u00e0 dilagante, quasi ormonale direi. Mina ogni certezza, adopera ogni dubbio, lo instilla, lo tesse tra centinaia di metafore fortissime, immagini anche spietate e immonde. Ma non solo con il gusto di disorientare. C\u2019\u00e8 arte dietro a tutto ci\u00f2, e Io si comprende, secondo me, analizzando le linee programmatiche dell\u2019esordio: l\u201c\u2019amaro frutto\u201c che il suo lettore non deve leggere \u00e8 tutto l\u00ec, e l&#8217;autore sa bene che sar\u00e0 Ietto. Egli sta creando un percorso per un viaggio che potrebbe essere simile a quello dantesco, ma che non ne ha la chiarezza, la figurazione, la motivazione precisa. \u00c8 un viaggio allucinato perch\u00e9 cos\u00ec vuole l\u2019autore; un viaggio che non deve portare da nessuna parte, n\u00e9 morale n\u00e9 amorale, solo alla conoscenza del male, dell\u2019amaro, del paradossale. La sua \u00e8 un\u2019escatologia del dolore dell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista narrativo Jacomuzzi osserva come \u201cil testo abbia predisposizione ad <strong>una rottura <\/strong>della comunicazione, con decostruzione di un linguaggio sottratto ad una normativit\u00e0 espressiva e che allontana un approccio che voglia ricostruirne il significato\u201c. Egli decostruisce dunque e riscrive e parodia addirittura i testi romantici, dal feuilleton al romanzo noir, con ricorso al <strong>fantastico<\/strong><strong>,<\/strong><strong> &nbsp;al &nbsp;sogno, &nbsp;al &nbsp;<\/strong>visionario. I suoi autori e le sue opere di riferimento sono moltissimi, tra cui Byron, Flaubert, Hugo, Baudelaire<strong>, Musset, Sue, Poe, <\/strong>Dante, Omero, l&#8217;Apocalisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Come portare tutto questo a teatro? &nbsp;Per cercare una linea di lavoro ho consultato<\/p>\n\n\n\n<p>due testi, uno recente a cura dl Filippo Dimiani (Goston Bachelard. Lautreamont, Jaka Book, 2009), l\u2019altro del 1987, di Ulisse Jacomuzzi <em>(Verit\u00e0 e retorica in Lautreamont, <\/em>Editions Slatkine). Dall\u2019analisi comparata dei due ho tentato di estrapolare<strong> <\/strong>alcuni temi su cui si pu\u00f2 lavorare per comporre un lavoro teatralmente completo, fermo restando che sia necessario un intervento narrativo&nbsp;esterno che fornisca allo spettatore alcune travi d\u2019appoggio logico, vista I impossibilit\u00e0 di godere del testo in rilettura prolungata e meditata.<\/p>\n\n\n\n<p>Bachelard pone l\u2019accento su tre snodi dell\u2019opera:<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\">\n<li>L\u2019eccesso del voler vivere;<\/li>\n\n\n\n<li>La ribellione a Dio;<\/li>\n\n\n\n<li>La perversione umana in forme anche fantastiche.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che maggiormente colpisce dell\u2019opera di Ducasse \u00e8 <strong>I\u2019ANIMALITA\u2019, <\/strong>per cui, dice sempre Bachelard, \u201cl\u2019uomo \u00e8 una totalit\u00e0 animale, un sur-animale che ha tutta l\u2019animalit\u00e0 a sua disposizione e la smentisce, la trapassa per vivere la vita nella profondit\u00e0 umana\u201d. L\u2019uomo di Ducasse non vuole solo ribellarsi dando voce alI\u2019animaIe che \u00e8 in lui, ma fa deIl\u2019animalit\u00e0 una forma di esistenza, di protesta, con le sue regole, la sua coscienza. Non \u00e8 un primitivo rozzo, \u00e8 un uomo razionale che usa la sua ferinit\u00e0 come arma e linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019interno di questa animalit\u00e0 emerge il tema della <strong>METAMORFOSI <\/strong>\u201cimmediata, urgente, che si compie attraverso atti discontinui, giochi immaginari che disegnano piani surreali\u201d. Mentre la metamorfosi di Kafka \u00e8 catatonica, nera, rallentata, \u00e8 \u201cla noia degli organi\u201d, in Lautreamont essa introduce forti e veloci atti di volont\u00e0, \u00e8 urgente. \u00c8 un desiderio forte che il protagonista ha di trasformarsi in un animale per adempiere al suo desiderio, il tutto con forte <strong>AGGRESSIVIT<\/strong><strong>\u00c0<\/strong><strong>. <\/strong>Nessun ostacolo lo fa vacillare: in essa l\u2019uomo non digerisce ma morde.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUna favola inumana che rivive negli impulsi brutali, forti nel cuore degli uomini\u201d. Ecco perch\u00e9 Lautreamont cita ben 185 animali, con 435 riferimenti alla vita animale. E queste forme non sono riprodotte, ma \u201cprodotte\u201d, in una poesia sempre viva e ardente. La sua \u00e8 una poesia in effetti poco visiva, fatti salvi alcuni episodi su cui la lettura si stabilizza e in cui \u00e8 possibile materializzare un\u2018immagine compiuta. Siamo sempre in presenza di una poesia delI\u2019ECCITAZIONE, dello \u201cstimolo muscolare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta dunque di un viaggio attraverso un regno animale fantastico e chimerico. Tra le specie <strong>dominano l\u2019artiglio e la ventosa (la <\/strong>seconda procura godimenti pi\u00f9 prolungati, mentre il primo \u00e8 il simbolo della pura volont\u00e0). L\u2019artiglio \u00e8 il \u201cprincipio della crudelt\u00e0 giovanile, la coscienza elementare della volont\u00e0\u201d. Mi ha colpito il fatto che Ducasse sia rimasto per anni rinchiuso in una scuola sui Pirenei, come isolato dal mondo: i suoi docenti forse erano per lui aguzzini, la sua animalit\u00e0 era rinchiusa e soffocata e cos\u00ec si \u00e8 espressa (frequenti sono infatti i riferimenti alla \u201cclasse\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019animale privilegiato \u00e8 <strong>il GRANCHIO,<\/strong><strong> <\/strong>o meglio il GRANCHIO PORRO, che perde la chela piuttosto che lasciare la preda. Ma \u00e8 anche interessante il riferimento al pidocchio, piccolo essere robusto e letale, o al polpo, le cui ventose succhiano la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella ribellione non manca Il GRIDO, simbolo del primitivo nervoso. Ma quello ci Ducasse non \u00e8 un grido che chiama. ma un grido che esulta: IL GRIDO \u00c8 ENERGIA. Il grido \u00e8 la prima voce del neonato, la prima voce della provocazione; i fantasmi dl Ducasse nascono tutti da un urlo che \u00e8 Io stesso che raddrizza chi vacilla. L\u2019urlo deve \u201cportare l\u2019odio fino al cuore dell\u2019avversario, come una freccia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La violenza \u00e8 diretta contro tutto e contro tutti, ma due sono i bersagli che maggiormente L. fa suoi e che spiazzano chi legge: il BAMBINO e DIO. Il bambino, da sempre, \u00e8 l\u2019inerme per eccellenza, il mito della purezza, della vitalit\u00e0 incontaminata; egli pu\u00f2 suscitare istinto di protezione ma anche insano desiderio di violenza, fisica e morale. Il bambino \u00e8 il primo gradino verso il nemico pi\u00f9 grande che \u00e8 Il Dio creatore, buono e terribile, incurante.<\/p>\n\n\n\n<p>lo credo che i Canti a teatro possano essere una strada difficile, inesplorata ma interessante. La voce dell\u2019autore che dice \u201cSono sporco!\u201d \u00e8 la voce dell\u2019uomo incompreso di oggi, dell\u2019artista messo da parte, dell\u2019uomo morale e diverso irriso e allontanato. Una creatura che condanna in modo irriverente, spietato, senza regole \u00e8 necessaria ancora oggi. Le immagini possono essere ricostruite con una patina di modernit\u00e0, di rivisitazione che pu\u00f2 diventare un messaggio importante per l\u2019uditorio moderno.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo si debba lavorare con i gesti, la voce, alcuni simboli. Anche se il testo non \u00e8 visivo, a teatro potrebbe diventarlo, anzi \u201cdovrebbe\u201d, per essere assimilato. Si prenda una voce, la si trasformi in grido e le si metta un artiglio: questo \u00e8 il Lautreamont di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Jacomuzzi<em> &nbsp;<\/em>Ulisse, <em>Verit\u00e0 e retorica In Lautreamont, <\/em>Editions Slatkine, 1987 Bachelard Gaston, <em>Lautreomont<\/em>, a cura di Filippo Fimiani, Jaca Book, 2009<\/p>\n\n\n\n<p>Lautreamont, <em>I canti di Maldoror, <\/em>BUR, 2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL GRANCHIO DI DUCASSE I &#8220;Canti di Maldoror&#8221; di Isidore Ducasse, meglio noto come il Comte de Lautr\u00e9amont, rappresentano un&#8217;opera letteraria audace e provocatoria, pubblicata nel 1869. 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