CLAUDIA CRAVERO

CLAUDIA CRAVERO

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PARAFRASI CREATIVA DELLA “VITA NOVA” DI DANTE ALIGHIERI

All’inizio della mia carriera di insegnante, quando ero giovane, spavalda e impavida, spiegavo alle mie classi i capitoli più significativi della Vita Nova e poi assegnavo a casa i rimanenti, con la precisa richiesta di leggerli servendosi delle note e dei commenti del libro. E i miei studenti, pur non facendo i salti di gioia, li leggevano quei capitoli e li capivano pure, chi più chi meno. Insomma, bastava chiedere.

Da qualche anno a questa parte constato che chiedere non basta più: bisogna sedurre. Insomma, la Generazione Z ha deciso che leggere può anche essere interessante ma “mi devi convincere”. Del resto la competizione con le serie TV, i film e addirittura i videogiochi tratti dai romanzi è impossibile. Tuttavia sulle opere di Dante noi prof abbiamo ancora un po’ di margine di manovra, in quanto di registi cinematografici così folli da lavorare sulle opere del Sommo Poeta ne sono spuntati pochi e con opere che comunque non hanno sbancato i botteghini. Perché le implicazioni poetiche, filosofiche e soprattutto umane sono troppe perché si possa rendere merito a tutte e senza quelle la Vita Nova sarebbe solo una storiella abbastanza insipida: lui si innamora di lei e lei inizialmente ricambia; lui comincia a guardare altre donne per nascondere al mondo la loro storia ma lei non capisce e lo lascia; lui soffre e lei muore; lui si invaghisce di un’altra; lei gli appare in sogno e gli fa capire che se non la smette subito finirà all’inferno; lui rinsavisce e vive il resto della sua misera vita nel ricordo di lei. Stop.

Ma la Vita Nova è molto più di questo. Moltissimo di più. E proprio per questo richiede che i prof allettino, incantino e adeschino i loro studenti Z sfoderando tutto l’armamentario. Che, per quel che mi riguarda, comprende anche il libretto che tenete fra le mani.

Come già fatto altrove (vd. la mia precedente “Divina fuori classe – Inferno”), ho pensato che avrei potuto lusingare e solleticare l’intelletto dei miei allievi offrendo loro una parafrasi creativa dell’opera, nella quale non limitarmi a tradurre pedissequamente il testo in italiano moderno, ma ampliando qua e là con piccole interpretazioni che rendessero il tutto più chiaro e digeribile. Comunque, per sedare gli animi dei puristi, ci tengo a precisare che non ho tralasciato neppure un capitolo, ho rispettato il testo il più possibile e, dove neppure con il mio intervento le parole del poeta sembravano del tutto chiare, sono intervenuta con alcune note esplicative. Non ho tuttavia inserito la parafrasi delle parti liriche, per lasciare ogni autorità alle spiegazioni in prosa dell’autore e per non sottrarre al lettore il godimento che deriva dalla lettura dei puri versi. Per un commento approfondito rimando ai saggisti più esperti e naturalmente all’impegno dei miei colleghi di lettere che spero accettino con entusiasmo la sfida del nuovo millennio e non si diano mai per vinti quando si tratta di spiegare in classe le opere dell’Alighieri (TRATTO DALLA PREFAZIONE AL LIBRO)